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pi Mi trAdiSci pi Ti AmO
Cera una volta un Portiere.Cerano un Giocatore di Rugby e uno di Pallanuoto, e un Tennista, e un Canottiere, e un Pedalatore.Ed erano tutti la stessa persona: quando lAmore della tua vita si chiama Genoa, meglio che ti trovi delle distrazioni...Un giorno, tra un terzo tempo e una remata nel superbacino di Genova, il nostro eroe scopr Osvaldo Soriano; e poi Brera, e Maras, e Galeano, e Ameri & Martellini, e Clerici e
-cherchez la femme- pure Lea Pericoli. Ed.. ecco! si sent ispirato: e poich non era pi un giovincello, e alle Olimpiadi ancora non lavevano chiamato, si mise a scrivere:Se non posso essere Achille -pens- ebbene, sar Omero.Questo blog, perci, potrebbe essere la nuova Iliade. Passate parola.
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18.05.2004
SUDAFRICA, I COLORI DELLA COPPA
Cè una foto, che farà il giro del mondo. Ritrae Nelson Mandela, mentre alza al cielo la Coppa del Mondo. Certo, quella Coppa: tre chili e mezzo doro, scolpiti nel 1974 dal Maestro Cazzaniga e oggi in bilico tra ben altri maestri: Argentina, Brasile, Germania, due successi a testa. Se nellestate 2006 -proprio in quelle Arene di Cermania in cui il trofeo esordì- a vincere sarà una di queste tre, Mandela e la Coppa non si inconteranno più. Diversamente, sarà proprio il Vecchio Pugile, nellanno di grazia 2010, a consegnare lambito premio al capitano della squadra vincitrice. Dei Mondiali. In Sudafrica. Un verdetto epocale, quello pronuciato dalla FIFA: lunico appuntamento in grado di stare a pari allOlimpiade, assegnato al Paese più a lungo escluso dal Grande Giro dello sport. Battute la Tunisia campione dAfrica, il potente Egitto, la Libia -per sostenere la cui candidatura Gheddafi (il Capitano -della Nazionale- non il Colonnello) era volato a Ginevra pochi minuti dopo un intervento chirurgico. Un cammino che inizia nel 1984 quando i Queen, stessa razza di chi inventò il calcio, per primi ruppero lisolamento del SudAfrica. Noi suoniamo per la gente, dissero. Dovette però arrivare il 1995 perchè i Mondiali di Rugby (il terzo evento -per audience- del pianeta) sancissero la fine dellapartheid. La fine di un incubo, di una vergogna, di un pozzo che pareva senza fondo. Come quella cella, a Robben Island. Cera una foto, in quel 1995, che fece il giro del mondo. Ritraeva Nelson Mandela, maglia verde e springbok sul cuore, mentre consegnava il trofeo al capitano delle Gazzelle, François Pienaar. Sport da bianchi, il rugby, inglese ancor prima che boero: ma su quel palco, un bianco enorme stava innanzi a un anziano ex galeotto di colore: quasi piangeva dallemozione, lomone. Venne poi la Coppa dAfrica, e questa volta la maglia di Mandela era bianca, verde, oro: era il Sudafrica dei Bafana Bafana, quello, e la star era Philemone Masinga. Era nero, Phil, ma furono in pochi a farci caso. E ora, i Mondiali: il 2010 vedrà Kakà e Cavenaghi scattare tra i rinoceronti del Kruger Park, Torres e Rooney tuffarsi dove lOceano Indiano incontra il Pacifico: (verde) pallido luno, quasi nero laltro. Ma nessuno, ormai, ci fa caso. Cè una foto, che farà il giro del mondo. Ritrae Nelson Mandela, mentre alza al cielo la Coppa del Mondo. Oro il trofeo, oro la camicia jacquard del Vecchio Pugile, oro -sotto ai riflettori- le mani che stringono la coppa, il viso che le sorride. Sola, a far contrasto, la testa canuta del Presidente: i capelli grigi di un paese che non distingue più tra bianco e nero. Che ne ha passate tante e, un passo alla volta, sta diventando grande.
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